beapiantaDati catastali

 

Altro nome: Grotta di Verrecchie 2 A 

Comune: Cappadocia (AQ) - località: Ovito - quota: 1060 m

Carta IGM 1:25000: 145 II SO Tagliacozzo - coordinate: 0°48’57” (13°16’05”4) - 42°01’37”5

Carta CTR 1:10000 (Abruzzo): 367 160 Cappadocia - coordinate: 2.376.620 - 4.654.320

Dislivello: -22 m - sviluppo planimetrico: 200 m

Area protetta di riferimento: SIC IT7110091 “Monte Arunzo e Monte Arezzo”

Itinerario
Da Cappadocia si prende la strada per Tagliacozzo. Dopo 2,7 km si svolta a sinistra ad un
bivio segnalato da un’indicazione turistica: la strada scende per 700 m fino al piazzale da cui parte il
sentiero di accesso, che dopo una breve salita raggiunge il cancello di ingresso. La grotta è turistica,
ma non presenta percorsi attrezzati (5 minuti di cammino).

Descrizione
L’accesso alla cavità avviene attraverso un grande cancello che chiude completamente l’ingresso, che ha forma triangolare con base di 4,5 m e altezza di 10 m. Una scala metallica permette di superare la galleria discendente iniziale, impostata in una evidente frattura SW-NE lunga circa 50 m e alta 5-6 m; la galleria è molto concrezionata, ha sezione triangolare e presenta un marcato canale di volta. Si sbuca in un vasto salone dalla pianta ellittica (60x25 m), alto 20 m, con imponenti massi di crollo, e con il fondo attraversato da un corso d’acqua di modesta portata, con l’alveo scavato nei sedimenti. Il salone piega decisamente a destra, seguendo una frattura orientata NW-SE, immettendo in un grande scivolo, anch’esso ingombro di grandi massi di crollo, con numerose stalagmiti, stalattiti, colate e vaschette, nel quale l’acqua si perde fra i massi; lo scivolo termina in un altro grande salone pianeggiante (100x30 m, alto 15 m) con il fondo coperto da sedimenti che nascondono in buona parte un crostone stalagmitico con vaschette fossili; qui si ritrova il solco del torrente interno. La seconda metà di questo salone, al di là di un diaframma che restringe la sezione (punto 16), è occupata da un lago profondo non oltre 50 cm, soggetto a variazioni stagionali. In fondo al salone di aprono due ambienti laterali in salita piuttosto concrezionati e una sala (21x9m) che si sviluppa al disotto di uno dei due, anch’essa occupata da un lago, separato dal precedente solo da un diaframma di roccia. E’ stato osservato un notevole stillicidio che alimenta i due laghi. Durante le stagioni piovose il salone terminale è spesso allagato. Si presume che la grotta fosse l’antico inghiottitoio della valle che oggi è drenata dal vicino Ovido di Petrella. La portata del corso d’acqua interno è stata misurata in un periodo piovoso (novembre 1974) intorno a 0,7 l/min. Negli stessi giorni furono effettuate misure anemometriche, che rilevarono una corrente d’aria fredda in entrata lungo il suolo mentre una corrente d’aria calda usciva percorrendo la volta del corridoio iniziale (TODISCO & TROVATO, 1975). Stato dell’ambiente La grotta è stata utilizzata come ovile fin dall’epoca del bronzo ed esplorata e descritta già nel XIX secolo. Tracce di questa assidua frequentazione sono evidenti sulle pareti, annerite a tratti dal fumo di torce improvvisate. Resti di manufatti antichi in legno e ferro sono stati trovati e rimossi prima dei lavori per lo sfruttamento turistico. Negli anni ‘90 la cavità è stata chiusa con un cancello di imponenti dimensioni e attrezzata per le visite turistiche con passerelle in griglia metallica e con opere che hanno modificato l’ambientedi imbocco. All’interno il solco torrentizio nel primo salone è stato approfondito artificialmente per assicurare il drenaggio.

Note tecniche
Non sono necessarie attrezzature.


Storia delle esplorazioni
La grotta era conosciuta da sempre; vi sono stati ritrovati frammenti di ceramiche dell’età del Bronzo. Venne identificata erroneamente con la grotta in cui sarebbe stato imprigionato dai briganti nel 1598 Francesco Cenci, poi liberato dalla figlia Beatrice; in realtà la rocca dei Cenci non si trova presso Petrella Liri, ma a Petrella Salto (Rieti). La grotta fu esplorata e descritta, nel 1892, da I.C. Gavini e G. Voltan, escursionisti della sezione CAI di Roma. L’11 maggio 1905 è stata meta della prima escursione dell’appena fondato CSR (CORA, 1905)

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